Renzo Corsini (foto di Baldovino 2006)

 

Son nato a Pistoia nel ’36, l’anno dell’ “Impero” ma la cosa non mi ha portato fortuna.

Figlio di ex contadini, ho vissuto la mia infanzia a cavallo della guerra, avendo per madrina la miseria e per tutrice la fame.

Ma un pezzetto di fortuna è toccata anche a me: nacqui e crebbi in mezzo ad un immenso vivaio di piante, circondato da animali domestici e selvatici. Mi sentivo, e lo ero davvero, un “ ragazzo della giungla.”

Frequentai le scuole tecniche “ Pacinotti” e la “dottrina cristiana” rischiando di esserne coinvolto. Ho anche suonato le campane ! La scomunica che Pio XII inflisse a mio padre mi convertì all’ateismo. Da prete mancato ad estremista anarcoide il passo fu breve. A diciassette anni fondai un gruppo calcistico giovanile di cui sono ancora oggi l’animatore. Elettricista, metalmeccanico, ferroviere, ho avuto esperienze sindacali e politiche,sempre da puro volontario.

Venticinque anni fa ho dato il via all’esperienza del GTR, il Gruppo Teatro Ragazzi.

Insieme a storie di rilievo nazionale ( Gramsci, Fratelli Cervi, anarchico Pinelli, ecc.), abbiamo raccontato vicende locali ( I martiri della Fortezza, comandante Silvano Fedi, Don Siro Butelli, ecc).

Molta attenzione è stata dedicata alla riscoperta e alla valorizzazione dei Poeti popolari locali e ai novellieri degli ultimi due secoli delle nostre zone ( Cerini, Begliomini, Frisino, Damasco, ecc), sia in lingua italiana che in vernacolo.

E’ questo il filone

 che più mi appassiona e di cui si intravedono ( finalmente !!) segni di rivalutazione anche da parte della cosiddetta “ cultura alta”.

La storia del popolo nella lingua del popolo: in prosa e in rima, creando, rielaborando, raccontando il mondo di ieri e di oggi con lo spirito allegro-acido di noi

toscani antichi!

Per vivere bene gli anni d’argento con e per i “ ragazzi” di ieri e di oggi della nostra bella città.

 

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I turisti, si sa’, son un affare

che a più d’uno permetton di mangiare

quando li incontri, raccontagli la storia

dei monumenti che ci danno gloria:

se è una donna, la farai sognare,

se è un maschio.. lo farai scappare!!

 

LA LEGGENDA DELLA CITTA’ DEL CAZZO

 

Partito dall’Emilia alla mattina,

un giovin frate nel fiore degl’anni,

a sera tarda raggiunse la Collina.

Disse: «Qui albergo a riposar gli affanni.»

 

Bussò alla porta d’una antica trattoria;

Una vecchia l’accolse in pompa magna;

« Di mia figlia avrai la compagnia,

di questi tempi nessun viene ‘n montagna! »

 

« Sei tutto mólle e fredda c’hai la mano,

di sicuro sei stanco ed affamato;

togliti il saio, lo porto al primo piano,

dove riposerai dopo mangiato.»

 

Splendida apparve fiera sulla soglia

La figlia dell’ostessa in trine avvolta,

al fratin gli prese una gran voglia

che la stanchezza ormai s’era dissolta.

 

La vecchia disse: « O caro buon fratino,

non ti preoccupare, mangia e bevi;ì

se in tasca non hai il becco d’un quattrino

in altro modo pagheraiciò che mi devi. »

 

Abbagliato dal fulgor della fanciulla

che le grazie gli strusciava sotto il naso,

della vecchia non gl’importò più nulla

ché della giovane ormai s’era pervaso.

 

Fatta di Chianti e bistecche buona scorta,

nascostasi la vecchia chissà dove,

nuda apparve la fanciulla sulla porta

e ignudò il frate per far d’amor le prove.

 

Ma lo tenea a distanza e sul più bello

Quando il foco dell’amore lo bruciava

Apparve Belzebù col suo randello:

(era la vecchia) che il di-dietro gli insidiava

 

Per lo spavento gli s’ammosciò l’arnese,

dalla finestra balzò su un aquilotto;

questo, gentile, sulla groppa se lo prese,

volò ‘l fratino verso il bosco ch’era sotto

 

Volava il Diavolo come un pipistrello

ma quella giovane preda gli sfuggiva;

per ingambare quel giovin fraticello

pistone al vento tenace lo seguiva.

 

“Corri aquilotto, corri come il vento,

che se non corri il Demonio mi ripiglia

e mi sconquassa così lo scappamento

che di navi mi ce n’entra una flottiglia.”

 

Si racconta che l’inferno è fiamme e foco,

l’aria è secca e d’acqua un c’è visione,

chi s’abitua a quel terribil loco

gonfia con l’umido come fa un pallone!!

 

Dal cielo incominciò a piovigginare,

l’aquilotto lo scoteva dalle penne,

al Diavolo gl’incominciò a gonfiare:

come un siluro il cazzo gli divenne.

 

E dopo poco sembrava un cupolone

il davanti…e il dietro un bastimento;

dal peso si troncò da quel…coglione,

per il fratino finito è lo spavento.

 

Fra le case dolcemente si è posato,

dentro ci stanno più di mille persone,

alla Madonna poi l’hanno consacrato,

una Chiesa diventò quel cappellone.

 

Il randello atterrò in piazza del Domo.

Dissen:” Dal cielo arrivò un meteorite!”

I longobardi ci messen sopra un omo

per vigilare dei nemici le sortite.

 

Poi decisero di farci un campanile,

lo rialzarono con pietre bianche e nere,

sulla facciata un orologio di gran stile

perché il popolo l’orario de’e sapere.

 

Se tu incontri dei turisti a naso ritto

e tu vuoi stuzzicare il su sollazzo,

raccontagli che nei libri ci stà scritto

che son venuti…nella Città del Cazzo!!