PRIMO BEGLIOMINI
(foto di Baldovino)
poeta popolare

Primo, all’età di soli 10 anni, è già costretto ad andare a lavorare lontano da casa in Maremma e a soli 15 anni prende la strada per l’Africa dove resterà dal 1922 al 1924.

Tornato da poco a Le Piastre (fraz. di Pistoia sulle propaggini del'Appennino) è di nuovo costretto ad allontanarsi da casa e questa volta va due anni in Sardegna a disboscare e bruciare legna.

Alla necessità di lavoro si aggiungono poi gli anni duri del fascismo e Primo è costretto a lasciare di nuovo l’Italia per andare ben 5 anni in Francia a lavorare il sughero.

Questa è fra tutte l’emigrazione più dura, ma non è finita.

Tornato in Italia riprende di nuovo la via della Sardegna per nove lunghi anni.

La vita di Primo è come quella di tanti altri montanini, fatta di emigrazione e sacrifici.

Inizia a scrivere i primi versi in ottava rima nel 1969.( PT 1907-1991)

QUESTA E ’STATA LA MIA VITA

Ora vi narrerò la vita strapazzata
per chi alla macchia va per lavorare
vita tremenda e vita tribolata
chi non ha provato non la può narrare
soltanto nell’inferno un’anima dannata
non puole tante pene sopportare
non puole avere tanta sofferenza e dolore
quanto ne ha il carbonaio e il tagliatore.

Parte da casa tutto lieto in cuore
unito assieme a diversi compagni
là lascia la famiglia immersa nel dolore
i figli scalzi e nudi come ragni
e và dicendo sì giova il mio sudore
e la speranza di far buon guadagni
soccorso vi darò, poi lo vedrete
comprerete il vestito e mangerete.

Le speranze son buone le intenderete
perché il padrone fa buone promissioni
van dappertutto come ben sapete
queste son secondo le combinazioni
in Corsica, in Sardegna ed in ogni lato
vanno a favore dei loro padroni
ma poi per far maggior fortuna
andrebbero nel mondo della luna.

Se incontra la foresta folta e bruna
gli sembra di aver trovato un gran tesoro
là nel centro di quella e in parte alcuna
forma una cella per il suo dimoro
tutte le sue energie là consuma
pensando sempre a far tanto lavoro
l’alloggio fa di legna, terra e sassi
assomiglia al ricovero dei tassi.

 

La porta fa di rame e d’altri antrassi
letto anche quello di rame del più fino
e lì otto mesi bisogna coricarsi
e nutrirsi del cibo più meschino
a cacio e polenta non si diventa grassi
e per risparmiar se ne mangia anche pochino
si dorme duri sotto a quelle zolle
col capo a terra come le cipolle.
 

dal libro edito da Pantagruel Pistoia.