foto tratta da ed. Via del Vento

SERGIO CIVININI - Pistoia 4-7-‘29

scrittore-giornalista autodidatta; ha lavorato come operaio fino al 1952.
Fra i diversi luoghi di lavoro c’è anche quello presso le Officine S. Giorgio di Pistoia, per 5 anni .
Esordisce narratore nel ’46. Nel ’47 a 18 anni, tre suoi racconti vengono pubblicati sul prestigioso “ Politecnico” di Elio Vittorini.
Nell’estate 1955 viene pubblicata nella collana “ I Gettoni Einaudi”, diretta da Vittorini con il titolo “ Stagione di mezzo” otto racconti. 
Seguirà la pubblicazione de “ L’Operaio muto”.
Nel ’64 viene pubblicata nella collana “ Narratori” della Vallecchi, diretta da Bilenchi e Luzi, una voluminosa raccolta con il titolo “Una sera con te”.
Si dedicherà poi al giornalismo.

Scompare a Roma nel 1987.

 

 

UNA CAREZZA TRA LA NEVE

 La prima neve incerta cominciava a cadere. Faceva freddo; il vento di tramontana mi mordeva la faccia. Era notte, e io avevo bisogno di caldo.

Ero solo, e avevo bisogno di una carezza che mi scaldasse il cuore.

Camminavo ora nella piazza; i miei piedi affondavano nella neve. Guardai gli alberi che sopra di me tendevano le loro rame morte su verso il cielo, come se pregassero. Avevo bisogno di una carezza, di una carezza che mi scaldasse il cuore. Ma Mery non c’era: era lontana da me, se pur vicina nel ricordo.

Tornai indietro nel tempo: erano pochi mesi e a me pareva un anno.

Davanti a me, fra il turbinare nella neve, vidi come nello specchio del ricordo muoversi la figura di quella biondina.

“ Non hai freddo,”le chiesi, “così, quasi nuda fra la neve?”.

“No!,”mi rispose, e mi carezzò una guancia. “Sei tu che hai freddo”.

Io allungai le braccia,  ma non abbracciai che il freddo. Lei era sempre lì.

“Vieni,”mi disse. “Non è lontano da qui dove mi trovasti”.

Ora ero solo, avevo lasciato dietro di me la piazza, gli alberi che sembrava pregassero.

La casa di Mery si ergeva dal bianco della neve, su verso il buio della notte. Rifeci la strada che percorsi in quella notte quando il vento giocava con le foglie morte.

“ La troverò?,”domandavo. “La troverò?”.

Arrivai. Entrai in fretta. La vasta comune sala d’aspetto era affollata ed io mi ritirai in un angolo a fumare. Delle ragazze giravano fra gli uomini invitandoli. Faceva caldo, e mi aprii il soprabito. Guardai la scala, e vedendo scendere una piccola biondina, assieme a un soldato dall’uniforme sgualcita, feci un gesto come per chiamarla; ma non era “Lei.”La biondina che io avrei voluto era fuori fra la neve, nel sepolcro del mio ricordo, e non avrebbe potuto più scaldarmi il cuore. La ragazza aveva visto il mio gesto e si era subito avvicinata.

“ Andiamo?,”mi disse.

Mi ritrovai per le scale con lei.

“ Fa freddo fuori?,”mi disse.

Ora eravamo dentro la sua camera, io la stringevo a me, e le coperte del letto erano fredde, ma io non le potevo sentire. Camminavo fuori nella via, poi nella piazza. La piccola biondina non l’avrei più ritrovata. Non avrei trovato più nessuno capace di scaldarmi il cuore. La casa di Mery si slanciava dal bianco della neve, su verso il cielo.

Il portone era chiuso. Ma io salii le scale. Era buio. Mi ritrovai nella sua camera: sapevo dove era la sua camera.

Lei dormiva tranquilla sotto il tepore delle coltri, non sapendo che io ero lì.

Mai avrebbe saputo che io soffrivo per lei. Le carezzai lieve una guancia: ero quasi felice.

Lei dormiva, ma io ero lì con lei. Perché dovevo soffrire? Perché lei non mi avrebbe mai potuto amare? Quando il vento giocava con le foglie morte trovai una biondina che calmò il mio dolore;ora non l’avrei più ritrovata. Scesi le scale, attraversai la piazza, entrai nell’altra camera. Io ero sempre lì con la biondina e le coperte erano fredde, ora.

SERGIO CIVININI